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Gli ultimi trenta giorni dei Ming di
10-04-2010 - Gli ultimi trenta giorni dei Ming
Treviso, Casa dei Carraresi Via Palestro, 33
24 ottobre 2009 - 9 maggio 2010
Martedì, mercoledì, giovedì: 9.00-19.00;
venerdì, sabato, domenica: 9.00-20.00;
Sta per concludersi a Treviso la terza delle quattro grandi mostre biennali dedicate al progressivo sviluppo della cultura e della storia relative al Celeste Impero.
Il progetto “La Via della Seta e la Civiltà Cinese”, voluto e promosso dalla Fondazione Cassamarca e dell'Accademia Cinese di Cultura Internazionale, avvalendosi della collaborazione del Comune di Treviso e della Fondazione Italia Cina, ha permesso di realizzare nell'arco di pochi anni un'opportunità eccezionale, mai allestita fino ad oggi, per introdurre fra il pubblico italiano la civiltà cinese.
L'antica e prestigiosa Casa dei Carraresi, in Treviso, è la sede, già dal 24 ottobre 2009 ed ancora per l'ultimo mese, fino al 9 maggio 2010, della mostra “Ming I segreti della Città Proibita”.
L'esordio, nel 2005-2006, intitolato “La Nascita del Celeste Impero”, fu dedicato al periodo storico compreso tra la dinastia Qin, quella Han e lo sviluppo delle successive fino a quella Tang, cioè l'”età aurea della civiltà cinese”.
Con il proseguimento, nel 2007-2008, intitolato “Gengis Khan e il Tesoro dei Mongoli”, si focalizzò l'attenzione sulla Cina tra l'anno Mille ed il 1368, con le dinastie Liao, Jin e Song, la dominazione dei Mongoli ed i viaggi di Marco Polo.
I due splendidi eventi attirarono la presenza complessivamente di ben quattrocentomila visitatori.
La mostra attuale, avvalendosi come le precedenti di un importante comitato scientifico e dei prestiti concessi dai musei di Pechino (Museo della Capitale, Museo delle Sculture di pietra, Museo del Principe Kung), di Nanchino, di Dingling, di Zhenjiang e delle province di Hubei e di Shaanxi, ruota attorno alla storia e alla cultura del popolo cinese durante la dinastia dei Ming, che coprì un arco cronologico dal 1368 al 1644.
La relativa stabilità dell'impero permise una notevole prosperità economica, scambi commerciali culturali e politici con vari Paesi, non solo dell'Asia, ma anche dell'Africa e dell'Europa, non di rado basati su presupposti amichevoli, al punto da permettere di definire il periodo Ming come la “Dinastia del Rinascimento” cinese; basti come unico esempio l'edificazione della Città Proibita, massima espressione dell'architettura dell'epoca.
I reperti in vetrina, come afferma Luo Bojian, direttore di Art Exhibitions China (che ha pianificato l'organizzazione della mostra in Cina) “...coprono un'epoca dal XIV al XVII secolo ed includono squisiti oggetti d'oro, d'argento e di giada, splendidi gioielli, eleganti dipinti e calligrafie, rari ed unici oggetti d'arte religiosa”.
Peraltro Adriano Màdaro, curatore della mostra in Italia e direttore dell'Organizzazione Sigillum, dichiara esplicitamente nella prefazione al catalogo, “...che una mostra dedicata tutta intera soltanto alla Dinastia dei Ming è stata considerata fin dall'inizio dagli stessi esperti museali cinesi un'impresa alquanto ardua. A parte le mitiche porcellane bianche e azzurre dell'epoca, non è facile mettere insieme un numero così eloquente e diversificato di reperti... Per di più non era affatto scontato ottenere i prestiti più preziosi provenienti dal tesoro dell'imperatore Wanli, come molti altri mai usciti dalla Cina”; purtuttavia ha “consentito a presentare i Ming come mai è stato fatto prima, nemmeno in Cina”.
Sempre del Màdaro è la precisazione circa “...la straordinaria coincidenza con il quarto centenario della morte del grande missionario gesuita Matteo Ricci, il quale introdusse alla corte di Ming la civiltà e la scienza dell'Occidente; non poteva passare inosservata ed infatti gli è stata dedicata una nicchia alquanto suggestiva” –ne approfittino gli amanti della filatelia per acquistare le apposite buste postali con affrancature e bolli di prima emissione preparati in tale ricorrenza dalle Poste Italiane ed in vendita al pubblico nell'atrio della Casa dei Carraresi!– .
Matteo Ricci nacque a Macerata nel 1552 da famiglia di nobili origini, prese i voti nella
Compagnia di Gesù e per ordine di Alessandro Valignano, Visitatore della stessa nelle missioni dell'Asia orientale, giunse al porto franco di Macao il 7 agosto 1582.
Il Valignano aveva compreso che con la Cina dell'epoca era necessario adottare nuove vie di comunicazione, fondate sulla conoscenza della sua lingua e sull'assimilazione più ampia possibile della sua cultura; sarà Ricci a mettere in pratica e perfezionare tale metodo.
Impiegò ben diciotto anni di fatiche e predicazioni, durante i quali accettò di cinesizzarsi adottando l'abito dei letterati confuciani e parlando correttamente la lingua cinese al loro pari, per ottenere finalmente nel 1601 la desiderata convocazione alla corte imperiale su decreto ufficiale dell'imperatore Wanli.
Pur non potendo mai incontrare personalmente l'imperatore, fu da questi sostenuto e protetto, in quanto si vedeva nell'arrivo di uno straniero così erudito e dalle doti fuori del comune, un segno propizio per le sorti della Corte: Ricci ottenne l'autorizzazione alla pratica del culto cristiano ed il riconoscimento dell'ordine gesuita in Cina.
Innovatore dei metodi apostolici, Ricci definì per i due secoli successivi l'orientamento fondamentale della Missione dei Gesuiti: una politica aristocratica, che adottava il costume e le idee dei letterati confuciani intimi al potere imperiale –infatti traslitterò il suo nome in Li Madou, benché i cinesi lo onorassero del titolo di Xitai ovvero Maestro dell'Occidente– , un elevato livello scientifico –fu matematico ed astronomo, geografo, pittore, scultore e costruttore di automi– entrambi tesi a creare un ponte tra la cultura cinese e quella occidentale.
Ricci scrisse e pubblicò a Pechino opere straordinarie per l'epoca in lingua cinese: tradusse la “Geometria” di Euclide, disegnò un famoso atlante –il “Mappamondo cinese” del 1585, di cui una copia posteriore di pochi anni è in mostra a Treviso– scrisse in italiano il famoso “Della Entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina” –che rimase testo di riferimento fondamentale per la cultura europea ed il pensiero illuminista del XVIII secolo relativamente alle usanze, alle credenze e alle cronache del potere imperiale in Cina– .
Ricci morì nel 1610 a Pechino e fu onorato della sepoltura nell'ex cimitero dei Gesuiti a Pechino e la sua tomba è ancor oggi visitabile.
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